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Alessia Pifferi “lapidata dai media”, perché i giudici hanno cancellato l’ergastolo2Foto© ilmattino.it

Alessia Pifferi “lapidata dai media”, perché i giudici hanno cancellato l’ergastolo

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Non vi sono elementi sufficienti per sostenere che il comportamento tenuto da Alessia Pifferi dopo la morte della figlia sia indice di una particolare capacità a delinquere. Al contrario, quel comportamento appare coerente con una personalità definita «deficitaria» e, proprio per questo, non incompatibile con il riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche.

È uno dei passaggi centrali delle motivazioni con cui la Corte d’Assise d’Appello di Milano ha ridotto da ergastolo a 24 anni la condanna inflitta in primo grado alla donna accusata di aver lasciato morire di stenti la figlia di un anno e mezzo, abbandonata sola in casa per sei giorni.

Nelle 193 pagine di motivazioni, i giudici spiegano di aver ritenuto le attenuanti generiche equivalenti all’unica aggravante riconosciuta, quella del vincolo di parentela, anche alla luce del «clamore mediatico subito e, diciamo pure, sofferto» dall’imputata, nei cui confronti «è difficile negare la lapidazione verbale». Ferma restando «l’eccezionale gravità» della vicenda, la Corte ha sottolineato la necessità di una pena non meramente afflittiva come l’ergastolo, ma «rieducativa», evidenziando l’esistenza di «connotazioni soggettive che non possono essere ignorate».