4Foto© repubblica.itGas, petrolio, terre rare e nuove rotte tra i ghiacci: ecco perché la Groenlandia fa gola
Roma, 5 gennaio 2025 – Una dottrina che risale al 1823 e un presidente che vuole riportare indietro le lancette del tempo, gestendo il mondo di domani con una mentalità da mondo di ieri. Il problema è che chi le carte, per usare una sua espressione, sembra essere proprio Donald Trump. Ed è determinatissimo. E, in grazia di quello che diceva il suo predecessore, James Monroe, a inizio del XIX secolo, l’America deve appartenere agli Americani, con la minor ingerenza di potenze europee possibile.
Peccato solo che, da quel momento, sia letteralmente cambiato il mondo, e più volte. Sono nate organizzazioni, come l’Onu, che regolano le relazioni internazionali sulla base del diritto. Tre decenni di globalizzazione hanno dilatato scambi e sinergie fra tutte le parti del globo. Nonostante questo, dopo il Venezuela, Trump è determinato a mettere le mani, ci si augura solo metaforicamente, anche su Groenlandia e Cuba.
Ma perché questi due Paesi sono così importanti? Per motivi diversi, ma complementari. L’Artico è senza dubbio la regione del futuro, perché rappresenta uno dei pochi spazi in cui la competizione tra grandi potenze è ancora in fase di definizio ne.