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Werner Herzog racconta "Bucking Fastard"6Foto© rainews.it

Werner Herzog racconta "Bucking Fastard"

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“Non posso farvi uscire perché non siete mai entrate”. Dopo l’ennesimo film di Werner Herzog non si possono che allargare le braccia. Prego, si accomodi. Faccia quel che vuole.

Anche se non ne azzecca più uno, di film, dal 2005 – Grizzly Man, giù il cappello – Müller lo chiamò al Festival di Venezia nel 2009 facendogli avere ben due slot in Concorso (due titoli totalmente dimenticati e dimenticabili) e l’anno scorso Barbera gli recapitò un Leone d’Oro alla Carriera, per carità meritatissimo se si pensa alla produzione selvaggia e garibaldina degli anni Settanta e Ottanta, mentre Fuori Concorso veniva proiettato il risibile documentario Ghost Elephants.

A Venezia 83, addirittura in Concorso, l’83enne bavarese porta il claudicante Bucking Fastard, dedicandolo, dopo un paio di pannelli introduttivi in nero, nientemeno che a David Lynch. Roba da far venir giù con gli applausi la sala Darsena del Lido. Dopodiché Bucking Fastard inizia come un courtroom movie, con le sorelle Jean e Joan Hoolbroke (Kate e Rooney Mara) sul banco degli imputati di un tribunale irlandese, ree di aver stalkerizzato, seppur goffamente, il ricco, avvenente e ubriacone vicino di casa mister Mulroney, un Orlando Bloom dall’accento irish al limite del parodico.