3Foto© ilmessaggero.itMeloni, né dimissioni né rimpasto, il governo c'è e non scappiamo
L'attacco è la miglior difesa.
E Giorgia Meloni, pur senza esagerare nei toni, si presenta in Parlamento a quasi tre settimane dalla debacle del referendum per spazzare il campo da "polemiche infinite e pretestuose" e lanciare la sua "sfida" alle opposizioni: facciano proposte serie, il ragionamento che avanza la premier in un'ora di informativa alla Camera, replicata quasi letterale al Senato, e saranno prese in considerazione.
Se invece, come accaduto a Montecitorio, a sinistra si preferisce continuare a "inveire" e a mettere in fila solo "insulti e demagogia", "facciano pure", il suo esecutivo andrà avanti "a governare nella tempesta", fino alla fine. Senza "rimpasti o dimissioni".
Ce l'ha soprattutto con Elly Schlein la premier, unica dei leader del centrosinistra che viene citata più volte per nome e cognome, al punto da mutuare il suo "testardamente unitaria" per rivendicare la postura in politica estera nei confronti di Washington. Su cui l'Italia non ha mai cambiato posizione, da "ottant'anni" alleata degli Usa, a cui comunque si dice "di no quando non siamo d'accordo".