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AGI - Dal 15 aprile su Netflix torna la prima avvocata d'Italia. La terza e ultima stagione di "La legge di Lidia Poët" chiude una trilogia che in cinque anni ha trasformato Matilda De Angelis in una delle attrici italiane più riconoscibili a livello internazionale grazie al ruolo di una straordinaria figura femminile della storia italiana, una donna dell'Ottocento che riuscì a immaginare un mondo che ancora non esisteva.

Un ruolo vero come quelli che cerca sempre l'attrice bolognese che, durante un incontro ristretto con la stampa, sottolinea l’importanza delle sue scelte. “Le storie vanno raccontate con coraggio e con verità - dice De Angelis durante un round-table a Roma - se all'interno di una storia c'è una donna, allora deve essere raccontata dal punto di vista di quella donna. Ma se non c'è, non fa niente, vuol dire che è un'altra storia”.

L’attrice si riferisce alle quote di genere imposte dai (e ai) produttori, il femminismo di facciata, la rappresentazione come esercizio di stile invece che come necessità narrativa. “Io non voglio che diventi un contentino – attacca - per me non può diventare performativo come discorso, sono poco interessata. Al di là che si tratti di donne, uomini, bambini, cavalli, alieni o quello che vogliamo, l'importante è che non diventi una moda. Io sono sempre più interessata alle storie, sono sempre più interessata alla verità, al coraggio della verità».