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“I servizi segreti ci hanno chiesto di uccidere”. Uno Bianca, bufera su Roberto Savi4Foto© ilmattino.it

“I servizi segreti ci hanno chiesto di uccidere”. Uno Bianca, bufera su Roberto Savi

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Dopo 32 anni, Roberto Savi ha rotto il silenzio.  Il killer, ex poliziotto, condannato all'ergastolo, 72 anni tra pochi giorni, gli ultimi 32 in carcere senza mai un beneficio, era uno dei capi della banda della Uno bianca di cui faceva parte anche il terzo fratello, Alberto. Davanti alle telecamere di Belve Crime su Rai Due, ha risposto alle domande della conduttrice Francesca Fagnani.

La banda, tra il 1987 e il 1994, fece 23 morti e oltre 100 feriti, tra Bologna, la Romagna e le MarcheTra mezze frasi, allusioni e lunghi silenzi, sì. Un'intervista che ha scatenato non poche polemiche, tanto che la Procura di Bologna ha deciso di sentire Savi dopo ciò che ha rivelato.

In questo senso, nella chiacchierata di mezz’ora appaiono centrali le dichiarazioni sulla strage all’armeria di via Volturno, dove furono uccisi la titolare Licia Ansaloni e il carabiniere in congedo Pietro Capolungo. “Ma va là, certo che non fu una rapina. Non avevamo che armi in casa!”, ha spiegato Savi, ammettendo quello che i famigliari delle vittime sospettano da sempre: “Capolungo era l’obiettivo”. Ma perché? “Lui era ex dei servizi segreti dei carabinieri. C’era un insieme di cose intrallazzate. Il giro di armi, di persone che passano, entravano in quell’armeria lì”.