3Foto© ilgiornale.itBraccianti uccisi dopo una lite, non volevano stare in 10 in una stanza
Bruciati vivi perché non volevano più vivere come animali. Ammazzati perché si erano lamentati di dividere un "buco" di casa in dieci persone. Nell'ordinanza di custodia cautelare per i due pakistani accusati di pluri omicidio volontario pluriaggravato, Safeer Ahmed e Ali Raza, 31 anni entrambi, la testimonianza chiave di un connazionale di Raza.
L'uomo mette a verbale ciò che lo stesso assassino gli racconta subito dopo l'eccidio. Ovvero che a scatenare la furia omicida una lite fra una delle 4 vittime e Safeer. Una discussione animata, tanto che quest'ultimo sarebbe stato colpito a uno zigomo con un pugno. Una vera e propria rissa fra i due e i braccianti seduti all'interno del minivan, tanto che Raza avrebbe persino chiamato il 112.
I sette vengono notati da un carabiniere forestale poco prima della tragedia, insospettito di quel furgone sulla piazzola del distributore Ip lungo la statale ionica. Il militare racconta che nel vano c'erano sette persone, due sedute sui sedile anteriori (gli assassini) e cinque di dietro. Poi se ne va, la situazione sembra tranquilla. Mancano pochi minuti a mezzogiorno quando scoppia l'inferno.