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Cosa vuole davvero Mosca dai referendum sul Donbass, e cosa cambierà dopo2Foto© corriere.it

Cosa vuole davvero Mosca dai referendum sul Donbass, e cosa cambierà dopo

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Si vota dal 23 al 27 settembre in Donetsk, Lugansk, a Kherson e Zaporizhzhia, con uomini armati che girano di casa in casa a raccogliere le schede: se il «sì» vincerà, Putin potrà considerare «russe» le aree interessate e difenderle di conseguenza. «Elettrodomestici e premi in denaro promessi a chi vota e chiede la cittadinanza russa»

Che la farsa abbia inizio. Si aprono le urne, si cercano gli elettori: a costo di licenziarli dal lavoro, di convincerli con una lavatrice in regalo, d’andare a pescarli fra gli orfanelli. Nel Lugansk e nel Donetsk, a Kherson e Zaporizhzhia, in quattro territori invasi militarmente dalla Russia dopo il 24 febbraio scorso e sì e no controllati, che però costituiscono tutti insieme il 15% del territorio ucraino, ecco il referendum di Putin.

Si vota per l’annessione alla Russia: se vincerà il «sì», come ci si aspetta sulla base del precedente referendum tenutosi in Crimea, nel 2014, la Russia considererà queste quattro province «territorio nazionale», e ciò permetterà a Putin di mandare più soldati in queste aree — i famosi 300mila mobilitati — e di «difenderle» come se fossero Russia a tutti gli effetti.