“Non possiamo entrare nei conti”. E i poteri della Consob sono limitati dalla legge alla rendicontazione fatta dai revisori. Così il presidente della Consob, Paolo Savona, in audizione alla Commissione Finanze della Camera sul decreto legge per il sostegno al sistema creditizio del Sud, ha spiegato perché l’autorità di vigilanza sui mercati non abbia evidenziato carenze nei prospetti informativi degli aumenti di capitale della Banca Popolare di Bari già nel 2014. A sua volta anche la rappresentante della Banca d’Italia, la vicedirettrice Alessandra Perrazzelli, ha difeso il ruolo di Palazzo Koch sia nel “rilevare e segnalare irregolarità su profili di competenza della Consob” sia nell’acquisizione di Tercas da parte dell’istituto di credito pugliese. Ma, nel suo intervento, ha anche aperto a “forme di ristoro” per i risparmiatori “per i casi di comportamenti scorretti registrati in occasione degli ultimi aumenti di capitale”.

Il patrimonio netto della Popolare di Bari, che al 30 giugno scorso era pari a 442 milioni di euro, “si deve presumere che a seguito delle perdite sia stato perso”, ha spiegato Savona facendo il quadro della situazione. Rimane ora un passivo di circa 750 milioni. In ballo ci sono “circa 70mila piccoli azionisti” e bond subordinati pari a 291 milioni di euro, mentre “tutte le altre obbligazioni sono state già rimborsate”. Perrazzelli ha ricordato che solo grazie ai 310 milioni iniettati dal Fondo interbancario a fine dicembre “i requisiti di capitale, scesi al di sotto dei minimi regolamentari, sono tornati su livelli di salvaguardia contribuendo ad assorbire le perdite realizzate prima dell’intervento”.

Savona ha ricordato che la Consob ha insistito a fine anno per la diffusione di dati di bilancio aggiornati, ma che tale informazione non è stata resa pubblica per ragioni di stabilità di finanziaria. E ha sottolineato che l’accelerazione che ha portato al commissariamento della Popolare a dicembre è partita quando, nello scorso luglio, una società di revisione “ha sollevato dubbi sulla possibilità che la banca potesse sopravvivere”. Un simile allarme, arrivato solo nel 2019 dopo che per due anni la banca aveva chiuso il bilancio in pareggio, indica secondo il presidente della Consob “che effettivamente non si sapeva come andavano le cose”.

Perrazzelli, ricapitolando le mosse di Bankitalia nella crisi, ha detto che la decisione di acquisire Tercas – resa possibile dalla rimozione da parte di via Nazionale del divieto di allargare il proprio perimetro – fu del vertice della banca, “la Vigilanza non può imporla. Ne è prova la circostanza che, come avviene in molti casi, anche per Tercas fu registrata un’altra manifestazione di interesse che non ebbe poi seguito”. L’alta dirigente di Bankitalia ha poi richiamato “eventi non prevedibili” che hanno modificato il quadro in cui la Vigilanza diede il via libera all’acquisizione: la decisione della Commissione Ue di qualificare l’intervento del Fondo interbancario come aiuto di Stato, la mancata trasformazione della Bari in Spa, il basso prezzo (e le conseguenti rettifiche) degli Npl dismessi nel 2016. “L’azione della Vigilanza è stata continua e articolata, nei limiti delle possibilità di intervento a essa riconosciute dalla legislazione vigente”, ha detto Perrazzelli che ha invitato ad accelerare sulla trasformazione in società per azioni: le operazioni che porteranno Bari a diventare una Spa “dovranno essere svolte con celerità e senza esitazioni” perché “ritardi o incertezze potrebbero mettere in discussione il buon esito dell’intervento”.

Quindi ha auspicato il “contributo di soggetti esterni” nel progetto di risanamento e rilancio: “Altre banche del territorio, investitori non bancari, partner industriali – ha specificato – È auspicabile che altri soggetti privati siano coinvolti nell’operazione, per contribuire a irrobustirla, in linea con l’obiettivo di rispondere ‘a logiche, criteri e condizioni di mercato’ secondo quanto richiesto dal decreto e dalla Commissione europea”. I commissari straordinari – ha aggiunto – “d’intesa con Mediocredito centrale e Fondo interbancario sono già al lavoro per individuare controparti potenzialmente interessate”. Altrettanto importante è “la possibilità, che il decreto assegna a Mediocredito, di realizzare operazioni finanziarie – ha concluso l’alta dirigente di Bankitalia – incluso l’acquisto di partecipazioni nel capitale di banche e altre società finanziarie, nella prospettiva di una loro ulteriore razionalizzazione”.

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