Cinema

Festival di Cannes, da Pedro Almodovar a Quentin Tarantino e Marco Bellocchio: ecco chi potrebbe vincere la Palma D’Oro

La kermesse francese è riuscita a raccogliere il meglio del cinema contemporaneo disponibile, riservando anche alcune sorprese

di Anna Maria Pasetti

Un concorso ricco e di qualità quello della 72ma Cannes, fra i migliori degli ultimi anni al punto da immaginare che il festival diretto da Thierry Fremaux possa “tenere” il passo della Mostra veneziana che, nelle recenti edizioni, gli ha dato parecchio filo da torcere, accaparrandosi i maggiori premi Oscar, gli americani più appetibili e soprattutto i prodotti Netflix.Pur senza l’appoggio del gigante delle piattaforme streaming, la kermesse francese è riuscita a raccogliere il meglio del cinema contemporaneo disponibile, riservando anche alcune sorprese.

 

Fra queste la più applaudita da critica e pubblico arriva dal Sud Corea e si intitola Parasite: diretta da Bong Joon Ho è una commedia drammatica sulla famiglia con tratti esilaranti e momenti splatter che incarna e mescola i generi con sapienza, offrendo un importante riflessione di attualità sociale. Il film si è guadagnato il punteggio più alto della nota classifica di Screen International, con una media di ben 3,5. 

L’opera asiatica potrebbe a buon titolo portarsi a casa un premio pesante nella cerimonia di attribuzione della Palma d’oro che avverrà stasera. Appena sotto, con 3,3 sono appaiati due fra i favoriti nel palmares: il magnifico Dolor y Gloria di Pedro Almodovar, che per diversi motivi resta comunque il più accreditato alla Palma d’oro, e Portrait de la jeune fille en feu della francese Céline Sciamma, che tra le cineaste donne ha portato il film più convincente (dovesse quindi esserci un premio “volutamente” al femminile, lei può vantare la pole position).

Ottimo anche il livello di alcuni dei grandi maestri in gara: da Terrence Malick (A Hidden Life) che potrebbe ammaliare il presidente di giuria Iñarritu a Quentin Tarantino col suo omaggio cinefilo alla Hollywood decadente, da Ken Loach (Sorry We Missed You) al palestinese Elia Suleiman, capace col suo pungente e comico It Must Be Heaven di fare dell’alta critica antropologica e politica con la consueta ironia. Ed ancora il francese Arnaud Desplechin con l’ottimo polar Roubaix, une lumieree – non per ultimo – il nostro Marco Bellocchio  il cui Traditore si è guadagnato la buona media di 2,6.

Oltre a Bong Joon Ho, tra le piacevoli scoperte del concorso – che potrebbero meritarsi premi di prestigio – non vanno dimenticati il rumeno Corneliu Poromboiu (La Gomera), il dinamico cinese Diao Yinan (The Wild Goose Lake), i brasiliani Kleber Menonca Filho e Juiano Dornelles (Bacurau) e l’esordiente francese Ladj Lycon l’esemplare “banlieu movie” Les Misérables. Per noi, ma anche per la griglia critica di Screen International, il meno gradito al concorso cannense è il discutibile Mektoub, my love: intermezzo di Abdellatif Kechiche, che ricordiamo trionfatore a Cannes con La vita di Adele nel 2013. A titolo di cronaca si è nel frattempo concluso il concorso di Un Certain Regard in cui a trionfare è stato il brasiliano Karim Ainouz con A vida invisivel de Euridice Gusmao. Nessun riconoscimento, purtroppo, per l’italiano Lorenzo Mattotti e il suo bellissimo La famosa invasione degli orsi in Sicilia. 

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