Come ha reagito Marino alla condanna a due anni per gli scontrini

La Corte di Appello di Roma ribalta la sentenza di assoluzione in primo grado e condanna a due anni di reclusione, con l'accusa di peculato e falso, l'ex sindaco di Roma Ignazio Marino. La condanna arriva per la rendicontazione di alcune delle 56 cene, per in totale di circa 12 mila euro, che Marino ha pagato con la carta di credito di rappresentanza del Campidoglio durante i 28 mesi del suo mandato tra il 2013 e il 2015.

Per queste cene, secondo i giudici di piazzale Clodio, non ci sarebbero validi riscontri nella rendicontazione tra l'agenda delle attività di Marino e i luoghi dei pasti consumati. L'accusa, per mano del Pg Vincenzo Savastano, aveva chiesto per lui una condanna di 2 anni e 6 mesi. Confermata invece anche in appello l'assoluzione per una serie di consulenze della sua Onlus, Imagine. La sentenza chiama anche l'ex sindaco a risarcire il Campidoglio, che si era costituito parte civile nel procedimento.

L'emersione del caso scontrini aveva portato alla rottura finale dei già precari equilibri tra Marino, allora membro del Pd, e la sua maggioranza, guidata proprio dai Dem. Un contrasto deflagrato con le dimissioni in massa dei consiglieri democratici che hanno portato alla decadenza dell'ex sindaco a metà del suo mandato. Una frattura che tuttora agita il Pd romano, ancora impegnato a metabolizzare la defenestrazione del suo ultimo sindaco tra accuse interne tra ...

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